Roma-Lido, il Comitato dei pendolari: “I treni ci sono, sarebbe bastato fare la manutenzione”

“Anche in questi mesi estivi Atac avrebbe avuto treni sufficienti a rispettare il servizio a 15 minuti. Ma dove sono finiti?”
“Dopo anni di lotte del Comitato pendolari – raccontano -, sui tetti dei restanti 7 MA200 furono finalmente montate 42 unità di condizionamento, giacenti inutilizzate da tempo nei magazzini di Atac, e che ora consentirebbero di viaggiare con l’aria condizionata. ‘Consentirebbero’, poiché tre di questi treni sono ormai così mal mantenuti da non poter più viaggiare (uno fa bella mostra di sé al primo binario morto del deposito di Magliana). Proprio due di questi in questi giorni dovrebbero esser stati ‘disaccoppiati’, smontati e trasportati (su gomma) fino all’officina-deposito della Metro C di Graniti. Lì il Raggruppamento Temporaneo di Imprese – che si è aggiudicato finalmente l’Accordo Quadro da oltre 50 milioni (stimati e non ancora finanziati) per adeguare i treni MA200 della Lido e una ventina di quelli della Roma Nord, di cui l’Assessore regionale parla periodicamente da oltre un anno come operazioni imminenti – si occuperà per ora solo d’un primo contratto attuativo per soli 13.9 milioni di euro. Sono soldi che ha messo il Governo con Delibera CIPE n.54 del 2016 (non la Regione, che semmai li doveva iniziare a spendere fin dal 2017, invece…). Questo primo Contratto attuativo deve coprire anche gravi urgenze dei treni della Roma Nord e dovrebbe rimettere a nuovo almeno 4 MA200, due alla volta”.
“Ma per questo lavoro non basteranno solo 2 o 3 mesi di lavoro, come qualcuno vuol lasciar credere; come precisato pubblicamente anche dal braccio destro dell’assessore Alessandri alla manifestazione dei Comitati pendolari, ci vorranno circa sei mesi per ciascuna Revisione generale di questi primi due treni, cui seguiranno (tra sei mesi) le lavorazioni di altri due e poi… basta! Nel frattempo la Regione dovrà coprire il finanziamento dei restanti 36 milioni e passa, per mandare in manutenzione, messa in sicurezza o revisione generale tutti i circa 27 treni MA200, Alstom o Firema che non funzionano o non sono adeguati agli standard di sicurezza su Roma Lido e Roma Nord”.
“Sicuramente, penserete, andrà meglio con gli 8 tipo CAF300, che sono gli stessi che girano benino sulla metro A. Peccato che non siano più otto, ma sette (uno è quello incidentato e difficilmente recuperabile). I CAF300 furono i primi a girare sulla metro A, appena acquistato questo tipo di convoglio, e furono “girati” alla Lido con tre piccole modifiche, quando già avevano molti chilometri. Sono quindi i più vecchi e usurati, quanto a chilometraggio, di tutti quelli in dotazione a metro A, B-B1 e Lido. Per ragioni di sicurezza e omologazione, i costruttori dei convogli stabiliscono tempi e chilometraggi massimi cui i treni debbono essere sottoposti a revisioni generali, comprensive di sostituzione di parti importanti soggette ad usura”.
“Qui subentra l’efficienza programmatoria di Atac e del suo azionista di riferimento, che dovrebbe esercitare sulla sua Società in house un controllo analogo a quello esercitato sui propri dipartimenti capitolini: Roma Capitale. Sia per gli 8 CAF in dotazione alla Lido, che per tutti quelli dello stesso tipo, che reggono il servizio della metro A e sorreggono quello della B, da molto tempo si sarebbe dovuta concludere una gara per la manutenzione straordinaria e la revisione generale dei convogli. Anche qui non si tratta di ‘soldi’ del Comune, come gli altri non lo sono della Regione”.
“Dopo aver ottenuto da anni un provvedimento governativo che stanzia ‘oltre 425 milioni di euro per potenziare e ammodernare le metro A e B’, come scriveva a dicembre 2018 l’ufficio stampa capitolino annunciando l’approvazione della Giunta Reggi dello schema della convenzione tra Roma Capitale e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ben due gare per individuare le imprese, che avrebbero dovuto fare il lavoro su tutti i CAF300, in primis quelli della Lido, sono andate una deserta e l’altra in tribunale: solo ora è stato deciso che la ditta che si è aggiudicata la seconda gara inizierà le operazioni di revisione dei treni”.
“Questa programmazione di servizi e appalti – sottolineano – un normale gestore del servizio, supportato e finanziato da un normale Assessorato comunale o regionale e controllato da una normale Direzione regionale preposta agli impianti fissi e ferroviari, la conosce bene. E’ un dato stimabile fin dal primo giorno di servizio di un treno nuovo: molti mesi, prima delle date di revisione dei vari componenti delle rotabili o di fine del chilometraggio massimo, compresa la tolleranza di circa 200.000 chilometri in più o in meno, dei bravi tecnici e dei bravi programmatori sarebbero in grado di stabilire la data ultima di utilizzo pre-revisione. Saprebbero (loro) stabilire una tranquilla alternanza tra treni da inviare in revisione e quelli necessari ad un servizio decente”.
“Se pur non si ricordassero le scadenze o non si fosse in grado di provvedere per tempo con idonei appalti, per fortuna di noi viaggiatori esiste l’Autorità nazionale per la sicurezza ferroviaria che può avvertire, sollecitare, intimare e alla fine, vista l’inerzia, ordinare di togliere i treni non più conformi agli standard di sicurezza e manutenzione. Com’è appunto avvenuto dal 1 luglio scorso, dopo 10 mesi di avvisi e solleciti, quando 4 treni CAF sono spariti dalla linea per ordine (non inaspettato) di Ansfisa ad Atac, con la Regione che è c’aduta dal pero’ all’apprendere la notizia, come ci hanno detto i delegati di Alessandri alla manifestazione del 1 luglio e nell’incontro coi Comitati pendolari in videoconferenza il 15 luglio scorso”.
“Penserete forse che dai primi di luglio, di fronte ad un fatto così grave e prevedibile, i 4 treni tolti fossero oggetto delle immediate cure delle maestranze Atac-Deposito Magliana, o le loro parti sottoposte a revisione nel deposito vecchio di Magliana (di proprietà regionale), oppure smontati, caricati sui camion ed inviati in manutenzione altrove. Ebbene: uno giace da allora a Porta S. Paolo (lo potete ammirare sul quarto binario morto), uno dorme sui binari dell’ex scalo merci di Lido Centro e due sono a Magliana (uno è quello incidentato e forse ancora sotto sequestro giudiziario): solo da pochi giorni il quarto ha iniziato le lavorazioni ai carrelli. Sì perché questi 4 treni spariti dal servizio non stanno ancora facendo la revisione generale chilometrica di cui si scriveva sopra, ma altri interventi urgenti ai carrelli e forse ad altre componenti; a seguire faranno la revisione generale e il tutto non impegnerà meno di 5 mesi a coppia di treni”.
“Quando i primi due di questi 4 treni CAF in pre-revisione torneranno (5 mesi), andranno a fine chilometraggio gli altri CAF300, quelli che quasi da soli hanno retto la linea per tutta l’estate assieme a 4 rotabili MA200 molto poco affidabili”.
“Non possiamo poi non parlare delle solite affermazioni ottimistiche dell’assessore Alessandri sui treni nuovi, quelli che dovrebbero risolvere tutto questo lungo calvario dei pendolari: i treni nuovi che arriveranno tra anni sono solo 5 per la Lido e 6 per la Nord, di ben 38 treni necessari, programmati e annunciati da anni; 20 per la Lido e 18 per la Nord”, precisano i pedolari.
“Iniziata fin da a gennaio 2018, la procedura di gara a maggio 2021 era ancora ferma alla fase del seggio per l’esame della documentazione amministrativa, cioè il settore di Astral che era stato incaricato di aprire le buste amministrative delle offerte (arrivate da mesi) al posto della Direzione regionale dei trasporti. Come prevedevamo a maggio scorso, sarebbe dovuta passare l’estate per conoscere il nome della ditta cui sarebbe stata affidata la fornitura. Dopo l’aggiudicazione definitiva, andrà firmato il contratto di appalto, fatta la progettazione del prototipo, la costruzione dei primi vagoni e il collaudo del primo treno. Occorre pazienza: per l’apertura del Giubileo 2025 potremo salire assieme sul primo di quei treni”.
“Infine, sul fatto che la Regione abbia ‘speso’, o forse ‘impegnato’, o magari solamente ‘programmato’ di spendere ‘817 milioni di cui 500 attivabili entro il primo semestre’ come scrivevano a dicembre 2019 l’Assessore e la sua Regione in slide informative sul tema degli interventi necessari a non far chiudere la Roma Lido (altro che trasformarla in metro E) e salvare pure la Roma Nord, riportiamo un estratto di una Delibera di Giunta regionale del lontano febbraio 2019. Allora, a tre anni (oggi ormai divenuti cinque) dal noto Patto per il Lazio Renzi-Zingaretti e dai famosissimi 180 milioni per la Roma Lido, si chiariva a cosa servissero quei soldi (non a trasformare la Lido nella metro E), quanto si stimava per i principali interventi e chi fosse, fin dal 2018, il soggetto attuatore scelto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (per fortuna), cioè Rete Ferroviaria Italiana, per gli indispensabili interventi su linea aerea, binari, massicciate e infrastruttura, quelli che dovrebbero partire da febbraio 2022… a quella data saranno passati ‘solo’ tre anni”.
“Non si pensasse che i Comitati pendolari e i Comitati di quartiere e i cittadini del X e IX Municipio accetteranno tranquillamente altre riduzioni di treni, tagli ai servizi, alla linea e chiusure di stazioni, oltre a quelli che la trimurti Atac-Regione-Comune hanno già preparato dal 13 settembre prossimo, magari protratti per mesi con la scusa del ‘stiamo lavorando per voi'”.
“Chi si riempie la bocca di promesse di trasformazione della Roma Lido in metro E o della Roma Nord in metro F, tratti da subito le due linee come ‘aspiranti metropolitane’: come sulla metro A è accaduto decine di volte, anche su Lido e Nord i lavori si fanno notturni, festivi, talvolta serali o estivi“, concludono dal Comitato pendolari Roma-Ostia.
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