DAZI AMARI |
Interni
/

Made in Italy: così i dazi di Trump bruciano miliardi e posti di lavoro

5 aprile 2025 | 08:10
Share0
Made in Italy: così i dazi di Trump bruciano miliardi e posti di lavoro

Dal vino al parmigiano, dalla moda ai macchinari industriali: il mercato statunitense è il secondo sbocco estero per l’Italia e assorbe circa il 10% dell’export complessivo nazionale. Ma ora le regole sono cambiate

Washington, 5 aprile 2025 – Dopo l’annuncio del 2 aprile 2025 da parte degli Stati Uniti sui nuovi dazi alle importazioni europee, l’Italia si trova ad affrontare uno dei colpi più duri al proprio sistema economico degli ultimi anni. Con tariffe del 20% imposte su tutto il Made in EU, il provvedimento firmato da Donald Trump ha innescato una reazione a catena tra imprese, mercati finanziari e istituzioni. Per il Made in Italy – pilastro dell’export nazionale – il rischio è concreto: perdita di competitività, calo delle vendite e migliaia di posti di lavoro in bilico.

Si tratta di una vera e propria stangata sul Made in Italy: dagli alimentari ai macchinari, passando per moda e lusso, molti settori chiave dell’export italiano rischiano di perdere competitività oltreoceano. L’annuncio ha avuto un immediato effetto-shock: Piazza Affari ha registrato cali bruschi (Ftse Mib –3,6%, ai minimi da gennaio), in quello che alcuni commentatori hanno paragonato all’“11 settembre” finanziario per Milano. Anche Wall Street ha accusato il colpo, affondando di oltre il 3% nei principali indici azionari, segno che la guerra commerciale preoccupa entrambe le sponde dell’Atlantico.

I dazi “come l’invasione dell’Ucraina”

Dal vino al parmigiano, dalla moda ai macchinari industriali: il mercato statunitense è il secondo sbocco estero per l’Italia e assorbe circa il 10% dell’export complessivo nazionale. Nel 2024 le esportazioni italiane verso gli USA valevano circa 64,8 miliardi di euro. Ora questo flusso è a rischio. I dazi del 20% potrebbero far calare le vendite italiane negli States di oltre 11 miliardi di euro secondo stime di Confartigianato. Gli analisti temono ripercussioni simili a un terremoto economico: “le prospettive per l’export e l’impatto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione”, avverte anche la Banca Centrale Europea nei suoi ultimi resoconti. In Europa c’è chi paragona l’impatto di questi dazi addirittura a quello dell’invasione russa dell’Ucraina in termini di shock economico. 

Il voltafaccia di Trump a Meloni

Di fronte alla mossa di Washington, Roma ha suonato l’allarme. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’introduzione dei nuovi dazi “una misura sbagliata che non conviene a nessuna delle parti“. Appresa la notizia, Meloni ha immediatamente cancellato tutti gli impegni istituzionali previsti per il 3 aprile, compresa una visita in Calabria, per concentrarsi sulla crisi commerciale in atto. A Palazzo Chigi si è tenuta una riunione d’emergenza con i ministri competenti – tra cui Economia (Giancarlo Giorgetti), Affari Europei (Tommaso Foti), Agricoltura (Francesco Lollobrigida) e Imprese e Made in Italy (Adolfo Urso) – oltre ai vicepremier Salvini e Tajani. L’obiettivo: definire le azioni da intraprendere per tutelare le imprese italiane e scongiurare un’escalation.

Meloni, intervenuta sui social media e al Tg1, ha mantenuto un tono fermo ma ha cercato di contenere gli allarmismi: “Penso che la scelta degli Stati Uniti sia sbagliata, non favorisce né l’economia europea né quella americana. Però non dobbiamo alimentare l’allarmismo… non è la catastrofe che alcuni stanno raccontando”, ha dichiarato la premier, ricordando che gli USA restano un mercato importante e l’Italia continuerà a esportare. Meloni ha assicurato che l’Italia farà di tutto per evitare una guerra commerciale e trovare un accordo con Washington. “Agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, confrontandoci con gli altri partner europei”, ha scritto la presidente del Consiglio, sottolineando la necessità di una risposta coordinata. Allo stesso tempo, Meloni si è detta non convinta di rispondere ai dazi con altri dazi, frenando sull’ipotesi di ritorsioni immediate: “L’impatto potrebbe essere maggiore sulla nostra economia… l’obiettivo deve essere rimuovere i dazi, non moltiplicarli”. La linea di Roma è dunque improntata al dialogo (pur “a schiena dritta”, come ha riferito il vicepremier Tajani dopo un incontro a Bruxelles) e alla ricerca di soluzioni diplomatiche. In questa chiave, Meloni ha invocato anche un ripensamento delle regole europee, chiedendo di rivedere il Patto di Stabilità UE per avere più margini di manovra di fronte a questa emergenza.

La decisione di Trump ha messo in difficoltà il governo italiano, che finora aveva puntato su un rapporto privilegiato con Washington. Le opposizioni attaccano definendo la situazione «una catastrofe per il nostro tessuto produttivo» e accusano l’esecutivo di aver sottovalutato il rischio. «Trump sta facendo ciò che aveva promesso, il punto è: cosa ha fatto Meloni in questi mesi per tutelare le nostre imprese?» incalza Chiara Appendino (M5S), ricordando che esponenti della maggioranza avevano persino definito i dazi “un’opportunità”. La polemica politica interna dunque infuria, mentre il governo cerca di evitare il panico e tenere unito il fronte nazionale in vista dei negoziati europei.

Dietro l’orgoglio del Made in Italy si celano migliaia di piccole imprese e posti di lavoro ora in bilico. Le associazioni di categoria dipingono un quadro preoccupante. Confartigianato, che rappresenta artigiani e PMI, stima che con questi dazi siano a rischio 33 mila posti di lavoro lungo la filiera manifatturiera legata all’export verso gli USA. Le micro e piccole imprese italiane esportano oltreoceano beni per 17,9 miliardi di euro l’anno e potrebbero subire la perdita di 13 mila occupati solo in questo segmento. In totale, le nuove tariffe potrebbero far crollare le nostre esportazioni negli Stati Uniti di oltre 11 miliardi, rispetto a un valore attuale di 64,8 miliardi di euro. Le regioni più esposte al contraccolpo sarebbero Lombardia (che da sola vale il 20,5% dell’export USA), Emilia-Romagna, Toscana e Veneto – territori dove si concentra il manifatturiero d’eccellenza italiano.

Confcooperative: “A rischio 15mila posti di lavoro”

Anche il mondo della cooperazione lancia l’allarme. Confcooperative parla di “grande preoccupazione” e calcola che una diminuzione del 10% dei volumi esportati porterebbe alla perdita di 15 mila posti di lavoro in tutta Italia. Molte cooperative italiane sono attive sui mercati americani (per oltre 3 miliardi di export) e potrebbero subire effetti diretti pesanti, spiega il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini. In altre parole, un calo significativo delle commesse dagli USA si tradurrebbe presto in tagli di produzione e occupazione sul territorio nazionale.

Il clima è dunque quello di una tempesta perfetta sul commercio internazionale, con l’Italia nel mezzo. Il governo Meloni prova a spegnere gli incendi annunciando prudenza e unità, ma la preoccupazione nel tessuto produttivo è palpabile. La mossa protezionistica di Trump rischia di colpire il Made in Italy al cuore: export in frenata, posti di lavoro in bilico e PMI sotto pressione. Se la situazione dovesse protrarsi, le conseguenze potrebbero estendersi dall’economia reale al quadro sociale, con territori fortemente dipendenti dall’export (pensiamo al Nord produttivo o ai distretti del centro Italia) messi in difficoltà. È una partita delicata, dove ritorsioni e contro-ritorsioni potrebbero innescare un circolo vizioso per tutti.

*Lorenzo Contigliozzi – corrispondente dagli Stati Uniti.

ilfaroonline.it è su GOOGLE NEWS. Per essere sempre aggiornato sulle nostre notizie, clicca su questo link e seleziona la stellina in alto a destra per seguire la fonte.