PerugiAssisi, migliaia in marcia per dire “No” alle armi: “Osiamo la fraternità”

Anche “il Faro” con i centomila tra giovani, famiglie e attivisti che hanno sfilato lungo la strada che collega Perugia ad Assisi. Mattarella: “Oggi servono uomini di pace”
Assisi – Famiglie, attivisti, politici, ma soprattutto giovani. Tantissimi giovani, “armati” di zaini e bandiere hanno sfilato lungo la strada che collega Perugia ad Assisi per gridare all’unisono una sola parola: pace.
La pioggia – a tratti torrenziale – non ha fermato le migliaia di persone (centomila secondo gli organizzatori) che dal capoluogo umbro hanno formato un colorato e festoso corteo che nel corso della giornata di domenica 7 ottobre ha raggiunto la città di San Francesco.
Un luogo particolare, scelto in passato anche da Papi e politici per riflettere sul non-senso della guerra, dal quale migliaia di giovani hanno urlato un messaggio a tutto il pianeta: “osiamo la fraternità”.
Non un semplice slogan, quello lanciato dall’organizzazione della Marcia PerugiAssisi, giunta quest’anno alla XXIII edizione, ma un vero e proprio impegno, sociale e politico. In migliaia hanno sfilato contro ogni forma di discriminazione e razzismo, perché “nessuno deve essere lasciato solo” come recita il manifesto della PerugiAssisi 2018. Ma non solo. C’è anche il disarmo nucleare tra gli obiettivi della Marcia.
Diversi i temi affrontati: dall’accoglienza alla messa al bando delle armi nucleari, passando per quei famosi diritti civili, nati nel Vecchio Continente e violati (o troppo spesso non riconosciuti) proprio da quell’Europa che un tempo ne aveva favorito i natali.
Nel serpentone di gente, lungo ben quindici chilometri, i gonfaloni e i rappresentanti di poco meno di 300 tra Comuni, Province e Regioni italiane. Con la presidente umbra Catiuscia Marini, e il sindaco di Perugia, Andrea Romizi. Con loro il “Movimento Nonviolento”, don Luigi Ciotti e la gente di “Libera”, i Focolari e le “Donne contro la guerra”, “Amnesty International”, l’ “Anpi” e gli immigrati dell’ “Arci”. Marcia tutto “il popolo dei ponti”, come lo ha definito padre Enzo Fortunato, al quale Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, ha chiesto di “custodite la fiammella di Francesco e illuminate il mondo con gesti di pace”.
Assenti gli esponenti del Governo giallo-blu. Tuttavia, l’attualità non rimane fuori dai temi della marcia, tanto che Flavio Lotti, Coordinatore del Comitato promotore della Marcia, ha invitato a candidare al Nobel per la pace il “modello Riace” (leggi qui), un “modello d’accoglienza e solidarietà che risponde ai valori cui la marcia si ispira”.
Valpiana: “Il disarmo parte dal basso”
“Dobbiamo immaginare la Marcia come un unicum. Ci sono state varie edizioni ma è sempre la stessa, quella per la pace e la fratellanza dei popoli iniziata nel 1961. E’ sempre la stessa che ha sempre la stessa visione e gli stessi obiettivi”, ha ricordato Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento.
“Durante la prima marcia molti cartelli recitavano: ‘No alla bomba atomica’, e nei punti descritti da Aldo Capitini al termine di quella marcia sotto la Rocca di Assisi, c’era proprio il disarmo nucleare”. All’epoca, nel 1961, erano passati meno di vent’anni dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Ma da allora “qualcosa si è mosso”. Recentemente, l’Onu ha approvato il trattato della messa al bando delle armi nucleari, nel 2017 il premio nobel per la pace è stato assegnato ad una campagna a favore del disarmo nucleare a livello internazionale, anche la Santa Sede ha chiesto di porre fine all’uso delle armi nucleari (leggi qui).
Questo dimostra che gli obiettivi della nonviolenza hanno dei tempi più lunghi, ma sono stati comunque raggiunti. Questa Marcia, dunque, è una comunità in cammino che ha un programma politico, di governo. Un pezzo alla volta stiamo raggiungendo i nostri obiettivi: prima era la messa al bando delle mine antiuomo e delle bombe a grappolo, ora le armi nucleari. Come a dire: non è un qualcosa che rimane campato per aria, ma è un’utopia concreta. Un pezzo alla volta si applica il disarmo. Un disarmo che non riguarda solo i capi di stato e le alte sfere della politica. Si può raggiungere solo se sta a cuore a tutti e parte dal basso. Serve partecipazione: se ciascuno si impegna il disarmo nucleare si raggiunge. Se aspettiamo i tempi degli accordi della politica, non succederà mai nulla. Atti di disarmo avvengono nel momento in cui ci sono delle campagne che incidono sull’opinione pubblica e, di conseguenza, premono sulla politica. La nonviolenza ha tempi lunghi, ma decisi. Ha un obiettivo chiaro e lo raggiunge.