Roma-Lido, il Comitato dei pendolari: “I treni ci sono, sarebbe bastato fare la manutenzione”

6 settembre 2021 | 17:09
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Roma-Lido, il Comitato dei pendolari: “I treni ci sono, sarebbe bastato fare la manutenzione”

“Anche in questi mesi estivi Atac avrebbe avuto treni sufficienti a rispettare il servizio a 15 minuti. Ma dove sono finiti?”

Ostia – La notizia della riduzione del servizio sulla Roma-Lido – che da lunedì 13 settembre e fino alla primavera del 2022 non passerà più per le stazioni di Stella Polare, Castel Fusano e Cristoforo Colombo (leggi qui) – continua a suscitare polemiche e proteste.

A rendere necessario il “taglio”, il basso numero dei treni attualmente a disposizione della linea ferroviaria di proprietà della Regione e gestita da Atac: tra guasti (leggi qui), atti vandalici (leggi qui) e manutenzioni straordinarie (leggi qui), infatti, i convogli superstiti non basterebbero a garantire un “servizio soddisfacente”.

E così – si legge sul sito dell’azienda capitolina – Atac ha deciso di “concentrare tutte le risorse disponibili nella tratta più frequentata“.

Ma come si è arrivati a questo punto? E soprattutto: si sarebbe potuto evitare? A provare a rispondere a queste domande è il Comitato pendolari Roma-Ostia, da sempre in prima linea nella lotta ai disservizi della “Freccia del Mare”.

“Fino a metà del 2016 – raccontano – l’orario ufficiale della Roma-Lido, predisposto da Atac e approvato dalla Regione Lazio, prevedeva 180 corse al giorno, con frequenze in ore di punta a 7 minuti e mezzo. Si scese poi a 178 corse al giorno ed a frequenze di punta a 10 minuti con l’orario in vigore fino febbraio 2020; e a 152 corse e frequenze massime a 15 minuti con quello post pandemia, ‘teoricamente’ assicurato fino a giugno scorso”.

Da luglio 2021, però, l’orario è ulteriormente crollato a 138 corse al giorno teoriche e frequenza ordinaria massima a 15 minuti, mai totalmente rispettata, foss’anche per un solo giorno di questa estate, con la maggior parte delle giornate concluse con circa 100 corse al giorno e frequenze a 25/30 minuti di media, con punte di 35/45 minuti di attesa in banchina”.

“Visti i tempi attuali di andata e ritorno dei convogli tra Roma Porta San Paolo e Cristoforo Colombo (90 minuti di ‘giro treno’), rotabili di riserva comprese occorrerebbero 13 treni per fare bene l’orario di punta a 7 minuti e mezzo, 10 per fare quello a 10 minuti, 7 per fare quello a 15 minuti d’intervallo”.

“Va chiarito – sottolineano i pendolari – che anche in questi mesi estivi Atac avrebbe avuto treni sufficienti a rispettare il servizio a 15 minuti, pur considerando il CAF messo fuori uso per tre settimane perché colpito da un pericoloso atto vandalico al vetro anteriore del macchinista, ma solo se supportati da una idonea e rapida manutenzione ordinaria; tra luglio e agosto dal deposito di Magliana sono usciti, per entrare in servizio giornaliero, otto diversi rotabili, eppure – denunciano – negli ultimi tre mesi hanno girato in contemporanea in linea mediamente.. tre/quattro convogli”.

“Incidentati, incendiati, guasti, in manutenzione ordinaria lenta o in attesa pezzi di ricambio o di revisione o collaudo, quale che sia la motivazione del ‘Chi lo ha visto?’, si tratta comunque di mezzi di trasporto ‘assenti’, e non ‘mancanti’, alla dotazione della ferrovia. Quanti treni ha in affidamento la Roma-Lido in base agli allegati al Contratto di Servizio, firmato tra Regione e Atac a maggio 2017 ed ancora vigente in regime di mera e reiterata proroga? Addirittura diciotto: 8 CAF300 (ex Metro A – di proprietà di Atac) e 10 MA200 (di proprietà di Roma Capitale – ex Metro A del Giubileo, poi tolti e rifilati alla Roma-Lido per pessima affidabilità conclamata)”.

Basterebbero per dare, già ora, un servizio addirittura a 5 minuti? Basterebbero e avanzerebbero, se in questi 15 anni di affidamento senza gara dalla Regione Lazio ad Atac fossero stati manutenuti a dovere”, sostengono dal Comitato.

Ma a chi spetta la manutenzione dei convogli? “L’articolo 11, comma 1, del Contratto di servizio in proroga chiarisce che ‘Atac è responsabile della conservazione, del mantenimento in funzionalità e del rispetto delle norme di sicurezza e di igiene di tutti i beni (mezzi di trasporto, depositi, stazioni, altre infrastrutture, sistemi tecnologici, impianti) utilizzati per l’esercizio dei servizi affidati e delle loro pertinenze funzionali. Sono, in particolare, affidati ad Atac:

a) gli interventi di manutenzione ordinaria tesi alla conservazione e alla funzionalità dei beni, compresi quelli di soggetti terzi nella disponibilità di Atac;
b) la manutenzione programmata (periodica o ciclica) secondo le scadenze, le metodologie ed i contenuti stabiliti dal corrispondente manuale del costruttore e la riparazione guasti;
c) le revisioni periodiche previste per legge del materiale rotabile;
d) la pulizia ed il decoro di mezzi di trasporto e delle infrastrutture, con esclusione della rimozione dei graffiti qualora i mezzi non siano stati pretrattati in modo da consentirne la rimozione attraverso interventi di pulizia ordinaria;
e) la revisione generale dei mezzi (sia delle elettromotrici che dei complessivi) di proprietà di Atac, nonché la sostituzione di essi e/o di loro parti.

Ma al comma 2 c’è scritto che ‘Gli interventi di cui al precedente comma si intendono a carico di Atac con esclusione degli interventi di manutenzione straordinaria (punto c ed e del precedente comma) e della rimozione dei graffiti (punto f del precedente comma)”.

Dove sono ora – si chiedono i pendolari – tutti quei treni? Non sono in linea a trasportare pendolari, abbonati, cittadini, turisti e bagnanti, come previsto dal Contratto di Servizio da 85 milioni di euro all’anno (per tutte e tre le ex-concesse, IVA compresa) oltre a circa 35 milioni di entrate da biglietti/abbonamenti, ad altre entrate collegate all’uso delle stazioni e degli immobili e ai molti milioni aggiuntivi di fondi statali di Accordi di programma, girati in questi ultimi anni dalla Regione ad Atac, per manutenzione straordinarie di stazioni e dei treni MA200 (fondi ex MA100)”.

Qualcuno non è più tra noi per incidente, come una unità di trazione MA200 o come il CAF 300 andato sotto “elettroshock” il 2 aprile scorso, per la caduta della linea aerea d’alimentazione ed il mancato distacco automatico dell’alimentazione nella sotto stazione elettrica di Torrino sud, mentre trasportava qualche decina di passeggeri verso Tor di Valle; oggi giace in fondo al parco ferroviario del Deposito Magliana. Tre dei 10 MA200 si sono guastati ripetutamente, afflitti da numerosi difetti di costruzione, e sono stati abbandonati ben presto sugli stessi binari morti, buoni per essere ‘cannibalizzati’ per recupero di pezzi di ricambio (un buon ‘usato sicuro’ costa ad Atac e Regione meno che un pezzo di ricambio ordinato nuovo)”.

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