Mario Valvo e Antonio Canto, intervista doppia su Parco Leonardo

Il passato e il presente del Comitato di Quartiere Parco Leonardo, tra opportunità, criticità, progetti e speranze per il futuro.
DOMANDA N.1
Come ha trovato Parco Leonardo quando è arrivato?
VALVO – “Ho scelto Parco Leonardo per le sue caratteristiche uniche e le sue potenzialità. Un quartiere dove si può vivere bene e creare uno spirito comunitario tipico delle piccole località pur essendo questo vicino alla Capitale. Ero consapevole che queste potenzialità erano e sono tutt’ora inespresse e soprattutto che i Residenti e le loro legittime esigenze erano inascoltate.
Per questo motivo, insieme ad altre splendide persone che ho imparato a stimare ed apprezzare, abbiamo deciso di creare il Cqpl, ci siamo accreditati presso il Comune e il Costruttore, che all’epoca avevano un rapporto piuttosto distaccato se non conflittuale ed abbiamo operato con forte spirito di mediazione per unire, piuttosto che dividere, e indirizzare il rinnovo della Convenzione verso le reali esigenze dei Residenti.
Ora, la Convenzione è finalmente firmata e ci aspettiamo che le parole, le promesse e gli atti cartacei si trasformino in opere e servizi fruibili dai Cittadini di Parco Leonardo e dagli Operatori Commerciali”.
CANTO – “Lavoravo a Parco Leonardo già da qualche anno, quindi i primi tempi avevo l’impressione che fosse un isolotto tra due mari, uno burrascoso, Roma; l’altro a me sconosciuto, Fiumicino. Successivamente ho deciso anche di abitarci, questo denota la convinzione con cui ho scelto di vivere qui.
Essendomi occupato di comunicazione, sostenibilità e startup, mi ha sempre incuriosito vedere come le persone interagiscono con i contesti urbani dove vivono: case basse o palazzi non cambia molto, essendo tutti “luoghi dell’abitare “, sono i contenuti a fare la differenza, a caratterizzare il contenitore. Per contenuti mi riferisco alle dinamiche sociali e come la collettività usa gli spazi a disposizione. Quindi mi piace vedere il quartiere “in divenire”, senza soffermarmi sulle mancanze, ma sulle sue potenzialità, una nana bianca che vuole crescere.
L’aspetto più rilevante che ho percepito è stato la disaffezione, lo scollamento sociale, l’assenza di riferimenti ed il silenzio. Ho sempre notato un distacco tra chi provasse ad occuparsi delle questioni irrisolte e chi vive nel quartiere, entità separate, piccole realtà auto-referenziali.
Sapete cosa sono Pleiadi, Polis e Athena? Aree di Parco Leonardo. Vicine sulla carta, distanti e separate nella percezione comune. C’è voluto tempo per fare chiarezza. Sono partito da una prospettiva diversa: il quartiere è uno, dalla rotatoria di Fiera di Roma alla rotatoria sulla Portuense per Fiumicino. Questo per me è il minimo comune denominatore”.
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