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Con il cuore di un atleta, Alessandra Giorgi: “La mia lotta per vincere”

4 ottobre 2019 | 18:40
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Con il cuore di un atleta, Alessandra Giorgi: “La mia lotta per vincere”

Un lungo cammino di rinascita che l’ha portata a vincere la sfida più importante, quella contro la malattia.

Alessandra, tu sei una giornalista sportiva: le gare, la competizione, le sfide sono il tuo pane quotidiano. Ultimamente, però, la vita ti ha chiamato ad una battaglia importante che hai dovuto combattere in prima persona. Ce la vuoi raccontare?

“Si. Ad un certo punto è accaduto qualcosa. Era una mattina del giugno 2017. Avevo appena fatto il mio terzo Golden Gala. Avevo fatto parte del Press Team della Fidal. Avevo fatto solo due giorni di mare. E poi l’imprevisto. Stavo facendo la doccia e mi stavo asciugando. Ho sentito qualcosa che il giorno prima non c’era. Io abitualmente mi massaggiavo il seno. E ho sentito un bozzo sulla parte sinistra. Bello grosso. Sono rimasta fredda. Stupita. Esterrefatta. Non ho pensato al peggio nell’immediato però. O almeno c’ho provato.

Era una situazione da affrontare comunque a sangue freddo. Nel giro di due ore ero già dal mio medico di famiglia. Mi visitò e io lo guardai in viso. Sembrava preoccupato. Ma io mi dicevo: “Forza”. Mi disse di fare l’ecografia mammaria. Pensavo ad una infiammazione. Poteva succedere in prossimità del ciclo mestruale. Ma evidentemente non era proprio così. Entrai in tensione durante l’ecografia. E per approfondire mi dissero che avrei dovuto fare anche una mammografia. La prima della mia vita. Mai fatta prima.

A 39 anni i medici ti consigliano soprattutto di fare una eco. Feci la mammografia allora e la visita con il senologo. Bravissimo. Il Dott. Guadino che ringrazio. Mi ha consigliato lui poi di operarmi al Campus Bio Medico. E mi visitò allora. E mi disse che sicuramente avrei dovuto operarmi. Ma prima dovevo fare anche l’ago aspirato. Nel giro di 10 giorni feci tutte le ricerche. Questo fu l’ultimo passo prima di fare la visita in ospedale. Allora feci l’ago aspirato con tenacia, pazienza e forza. Dovetti attendere alcuni giorni prima della risposta.

E nel frattempo la mia vita certamente non si fermava, anzi. Ancora di più. Scrivevo, partecipavo agli eventi sportivi e resistevo. In quel momento doveva essere così. Insomma..Alessandra non mollava certo la presa, di fronte a questo muro enorme. Poi venne la risposta. Me la dette proprio il Dott. Guadino. Avevo alcune cellule cancerogene. Così mi disse. Non usò quella parola. Non disse né carcinoma, né tumore. Fu molto delicato. Ma io lo sapevo cosa avevo. E poi la visita al  Campus. Di mattina presto, prestissimo. E intanto seguivo il mio sport.

E ascoltavo la mia musica. Feci la visita con la bravissima e competente Dott.ssa Antonella Grasso. Una dei Magnifici che mi operarono (insieme al Dott. Altomare, alla Dott.ssa Cagli e alla Dott.ssa Cassotta). Così li chiamo io. Mi visitò e mi spiegò che tipo di operazione avrei dovuto fare. Dovevo mettere un espansore al seno. Passarono alcuni giorni tra ansie, paure e attacchi di panico. Ma reagivo sempre. Dovevo vincere io. Non la malattia. Arrivò il giorno della preospedalizzazione.

Il buio sarebbe presto passato, me lo dicevano tutti. E io alzavo voce e cuore. E poi il ricovero. Passai tre giorni al Campus. Mi ricordo il giorno dell’operazione. Doveva solo arrivare quel giorno. La notte prima così mi dicevo con la mia compagna di stanza. E arrivò. Mi portarono in sala operatoria nel primo pomeriggio. Mentre fuori c’era l’estate del 25 luglio. Andai carica e speranzosa di poter passare tutto in volata (come i velocisti in pista e gli altisti in pedana). Mi ricordo le lenzuola verdi e la cartellina delle Fiamme Gialle sulle gambe.

Tutti i miei referti erano lì dentro. Come un porta fortuna. Come una grande forza per me. E a ricordarlo mi commuovo profondamente. Poi l’operazione e quel pesante espansore che nelle prime ore sentivo. Mi tolsero anche alcuni linfonodi sotto l’ascella sinistra e avevo due drenaggi addosso. Pesanti. Poi tornai a casa. Ma ancora non avevo finito il cammino operatorio. A fine agosto dovetti tornare in sala operatoria. Avrei dovuto togliere anche il capezzolo sinistro. Il problema si stava riproponendo, due volte per un lieve focolaio. Mi operai. In Day Hospital. E il ritorno a casa guarita fu meraviglioso. Ero felice. Poi cominciai la chemioterapia. La terapia era preventiva, significava che stavo bene.

Il tumore era alle spalle. Mi caddero i capelli ma non terminai di truccarmi, vivere e sorridere. Misi la mia parrucchetta e andai avanti. Finii ad aprile, con la voglia di vivermi a pieno la primavera. Ma per scongiurare qualsiasi altro riproponimento, dovetti fare anche la radioterapia. Sempre preventiva. Continuavo a stare bene. Andavo ogni sera al Campus. Poi terminai anche quella. A febbraio scorso ho fatto la ricostruzione al seno e mi ha operata la Dott.ssa Cagli con il suo staff di chirurgia plastica. Sono tornata in sala operatoria allora. E la convalescenza è stata un po’ pesante. Ero stanca e stressata. Ma anche quello è stato un passo necessario”.

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