Con il cuore di un atleta, Alessandra Giorgi: “La mia lotta per vincere”

Un lungo cammino di rinascita che l’ha portata a vincere la sfida più importante, quella contro la malattia.
Alessandra, tu parli spesso di “rinascita”, quando racconti della tua malattia…Cosa significa per te, per una donna, oggi, affrontare il tumore al seno? Qual è stato l’impatto psicologico che ha avuto su di te questa notizia? Cosa ti ha aiutato a reagire?
“Rinascere è una bellissima parola. Sa di speranza. Sa di futuro. E il futuro è arrivato. C’ho sempre creduto. Carica. Forte. Mai doma. Ero io stessa la mia Guerriera (per citare la canzone di Mengoni). Il tumore al seno minaccia la tua femminilità e la tua vita. Va a ledere la parte che contraddistingue una donna. Il seno. Da dove allatti i tuoi figli, da dove nasce pure la vita. Per una donna significa combattere, ma anche vincere. E prevenire soprattutto. Oggi è una patologia conosciuta dalle Breast Unit italiane. Non c’è niente che non si conosca del carcinoma mammario. E una donna lo deve affrontare con ottimismo e forza. Con tenacia e pazienza.
Questo per me ha voluto dire affrontarlo. In codice rosso vita, con una vita in pericolo tutto è lecito. E io l’ho strapazzato il mio tumore, non gli ho lasciato il tempo di respirare, l’ho schiacciato anche con la mia mentalità. Senza pietà. Ho avuto paura, tantissimo. Sono i pensieri che ti uccidono. Ma mai ho mollato, sin dall’inizio. Quando mi diedero la diagnosi, sono uscita dallo studio del Dott. Guadino. Mi ricordo ancora che guardai dritta avanti a me, come fanno i campioni verso il traguardo. Gli parlai all’alieno che c’era dentro di me. Gli dissi: “Hai sbagliato persona”. E puntai dritta. Senza pietà. Per eliminarlo presto.
E’ importante secondo me iniziare bene un cammino del genere. Ottimismo e forza d’animo sono indispensabili. Chi ben comincia è a metà dell’opera. Così pensai. E andai avanti. Con questa mentalità vincente. Sempre. Sempre il sole. Il mio bellissimo sole a riscaldarmi e la mia bellissima musica a farmi compagnia. A darmi forza. A distrarmi e a confortarmi. La mia passione per lo sport è stata decisiva. Lo sport è la metafora della vita e l’atleta in gara insegna i valori della vita.
Forza, determinazione, tenacia, pazienza e coraggio. Costanza. Io lo presi da esempio. E il mio lavoro mi ha aiutato molto. E anche la rabbia. E il rifiutarmi di pensare al peggio. Non poteva che andare bene. Doveva andare bene. Non c’era altra soluzione. Come mi disse una mia cara amica. Le parole mi hanno aiutato tanto. Di tutti. Non mi sono mai chiesta perché a me. Pensavo anche ai bimbi che devono lottare contro questa patologia. Non ritenevo giusto pensare a me. Non ho pensato al problema quindi, ma alla soluzione. Ho cercato di farlo, con tutta la forza che avevo dentro”.